A+ A A-

10 giugno 1967

A Gerusalemme, le autorità israeliane iniziano ad abbattere il quartiere Mughrabi, abitato da arabi, per creare una grande piazza che consenta agli ebrei di radunarsi dinanzi al Muro occidentale della città vecchia. L’operazione di spianamento si concluderà il 14 ottobre 1967.

25-27 giugno 1967

Il governo israeliano annette ufficialmente Gerusalemme est e le zone della Cisgiordania a nord e a sud, considerate parte della municipalità della città.

settembre 1967

A Tel Aviv, Moshe Dayan dichiara, nel corso di una riunione, che sono circa 200mila gli arabi che hanno lasciato i territori occupati da Israele e aggiunge: "Dobbiamo capire le ragioni di questa continua emigrazione araba, sia dalla striscia di Gaza sia dalla Cisgiordania, e non eliminarne le cause, nemmeno se si tratta di insicurezza e disoccupazione, perché dopotutto quel che vogliamo è una nuova mappa (del Medio Oriente)…"

24-25 ottobre 1967

L’esercito israeliano bombarda con l’artiglieria i sobborghi di Suez, distruggendo uno stabilimento petrolchimico e provocando la fuga in massa degli abitanti.

22 novembre 1967

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la Risoluzione 242 che impone ad Israele l’abbandono dei territori occupati nel corso della ‘guerra dei sei giorni’, ma obbliga gli arabi a "riconoscere la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di ogni Stato della regione e il suo diritto di vivere entro confini sicuri e riconosciuti".

25 gennaio 1968

A Londra, sul "Guardian" compare la testimonianza del giornalista britannico Michel Adams sul trattamento inflitto dagli israeliani ai profughi palestinesi nella striscia di Gaza. Il giornalista, dopo aver descritto quanto ha personalmente constatato, conclude: "Ho avuto anch’io delle traversie durante i quattro anni di prigionia in Germania, ma il trattamento che i tedeschi hanno riservato a me non è paragonabile a quello che gli israeliani riservano agli arabi della fascia di Gaza, la maggioranza dei quali è costituita da donne e bambini".

28 febbraio 1968

Un rapporto della Croce rossa internazionale sul trattamento inflitto ai prigionieri arabi nella prigione israeliana di Nablus afferma: "Un certo numero di detenuti hanno subito delle torture da parte della polizia militare. Secondo le testimonianze, le torture inflitte erano le seguenti: 1) Sospensione del detenuto per le mani e nel medesimo tempo trazione esercitata sulle altre membra per molte ore di seguito fino a fargli perdere conoscenza. 2) Bruciature di sigarette. 3) Colpi di verga sugli organi genitali. 4) Incatenamento e bendaggio degli occhi per molti giorni (in un caso fino a 7 giorni). 5) Morsicature di cani. 6) Elettrochoc alle tempie, alla bocca, al petto e ai testicoli".

21 marzo 1968

A Karameh (Giordania), gli israeliani attaccano la base palestinese ma sono respinti dai guerriglieri, appoggiati in questo caso dall’esercito giordano.

24 aprile 1968

Ahmad Jibril, ex maggiore dell’esercito siriano, fonda il ‘Fronte popolare per la liberazione della Palestina Comando generale’, operando una scissione all’interno del Fplp.

aprile 1968

Al Park hotel di Hebron, alla vigilia del Passover, per iniziativa del rabbino Moshe Levinger s’installa una colonia ebraica, che si dota di una scuola e di un luogo di preghiera rifiutando di obbedire all’ordine di sgombero emanato dal governatore militare.

aprile 1968

A Tel Aviv, nel corso di una riunione, Moshe Dayan, riferendosi alle proposte relative al miglioramento dei servizi pubblici nei territori occupati, afferma: "La politica che è stata suggerita può scontrarsi con l’intento d’incoraggiare l’emigrazione tanto dalla Striscia quanto dalla Giudea e dalla Samaria. Chiunque abbia idee pratiche o proposte per incoraggiare l’emigrazione, le esponga. Nessuna idea e nessuna proposta sarà respinta a priori".

8 luglio 1968

A Tel Aviv, sulla rivista "Haolam Hazeh" compaiono delle dichiarazioni di Moshe Dayan: "I nostri padri raggiunsero le frontiere che erano state riconosciute dal piano di spartizione delle Nazioni unite. La nostra generazione è stata capace di raggiungere Suez, il Giordano e le alture del Golan. Ma non abbiamo finito. Perché dopo le linee del cessate il fuoco attuali nuove linee saranno stabilite e queste ultime si estenderanno al di là del Giordano, può essere fino al Libano e può essere anche fino alla Siria centrale".

10 luglio 1968

Al Cairo (Egitto), si svolge il Consiglio nazionale palestinese, il cui controllo è assunto dai rappresentanti delle organizzazioni di resistenza. Il gruppo che fa riferimento a Yasser Arafat conquista la maggioranza assoluta dei seggi. E’ modificata in questo contesto la Costituzione dell’Olp.

23 luglio 1968

Militanti del Fplp palestinese dirottano un aereo della ‘El Al’ israeliana, sequestrando i passeggeri come ostaggi. Il governo israeliano rifiuta di trattare e soltanto la mediazione dell’Algeria eviterà l’uccisione degli ostaggi, che saranno rilasciati.

8 agosto 1968

A Hebron, i nuovi coloni aprono un chiosco alla Tomba dei Patriarchi. Il ministro Yigal Allon farà revocare l’ordine di sgombero emanato dal governatore dei territori affermando: "Nessuno esilierà gli ebrei da Hebron".

30 settembre 1968

Il "Jerusalem Post Weeckly" riporta il brano di un discorso tenuto da Moshe Dayan al personale militare: "…Già nel lontano 1928 divenne chiaro quanto sia difficile raggiungere l’obiettivo del sionismo e al tempo stesso ottemperare alle esigenze di un’etica universale…Non c’era altra via per il sionismo che quella di degenerare in un assurdo sciovinismo? Si può assegnare una sfera crescente di attività a un numero crescente di ebrei senza espropriare gli arabi?…E’ chiaro che non è lontano il giorno in cui non ci saranno più terre disabitate a disposizione e l’insediamento di ogni nuovo ebreo comporterà automaticamente l’espropriazione di un fellah palestinese…in ogni località in cui ci procuriamo la terra e insediamo gente gli attuali coltivatori saranno inevitabilmente espulsi. Il nostro destino è quello di essere in uno stato di guerra permanente con gli arabi. Ciò può non piacerci, ma è la realtà…"

26 ottobre 1968

Con un bombardamento di artiglieria lungo tutto il canale di Suez da parte egiziana, inizia una guerra di logoramento nei confronti dell’esercito israeliano, che vedrà impegnata in prima linea, e coinvolta in modo sempre più massiccio, l’Unione sovietica. Si concluderà solo nel 1971.

2 novembre 1968

In Giordania, i palestinesi guidati da Yasser Arafat manifestano contro il ferreo controllo delle autorità giordane ed assediano l’Ambasciata americana di Amman. In risposta, re Hussein fa bombardare per 3 giorni consecutivi i campi profughi.

20 novembre 1968

A Tel Aviv, l’avvocato Felicia Langer indirizza al ministro della Difesa, l’israeliano Ha Kirya, una lettera con la quale denuncia l’uccisione da parte di agenti del commissariato di polizia di Hebron del minore Hassan Isa Hassan Al Battal. Il ragazzo era stato fermato il 28 agosto 1968 perché sprovvisto di documenti, era stato condotto al commissariato benché avesse spiegato che era minorenne e in quanto tale non poteva averne. Qui era stato percosso per ore, senza alcuna motivazione e, quindi, era stato rilasciato. Giunto a casa si era sentito male e, nonostante il trasporto in ospedale, era deceduto "per una crisi di apoplessia dovuta a ‘pressioni’ esercitate sul suo cervello per dodici ore di seguito, la sua schiena era completamente blu".

dicembre 1968

Israele compie un raid all’aeroporto di Beirut, in Libano, dove la resistenza palestinese ha rafforzato le proprie basi in seguito alla espulsione dalla Giordania.

20 febbraio 1969

Il ministro israeliano della Difesa Dayan afferma: "Consideriamo tutti i nostri vicini arabi responsabili di tutte le attività terroristiche. Quando effettueremo una rappresaglia, colpiremo nel punto che farà loro più male e che farà più comodo a noi".

22 febbraio 1969

Ad Amman (Giordania), Naif Hawatmeth, greco – ortodosso, annuncia la nascita del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp), di ispirazione marxista.

7 marzo 1969

In Israele, diviene primo ministro Golda Meir.

23 aprile 1969

A Beirut (Libano), le forze di polizia reprimono duramente una manifestazione a sostegno della resistenza palestinese; il bilancio è di 10 morti, 60 feriti e centinaia di arresti. Dopo l’eccidio, è proclamato lo stato di emergenza, mentre si dimette il governo.

20 luglio 1969

Lungo il canale di Suez, l’aviazione militare israeliana inizia un’offensiva contro le postazioni egiziane che avrà termine solo nel mese di dicembre, con l’intento di smantellare la rete di postazioni radar, missilistiche e contraeree organizzate dai sovietici.

11 settembre 1969

A Tel Aviv, l’avvocato Felicia Langer invia una lettera al ministro della Difesa israeliano Ha Kyria per denunciare le torture inflitte ad Abdullah Yousuf Odwan, arrestato il 28 marzo 1969, e per richiedere l’apertura di una inchiesta.

27 ottobre 1969

A Londra, il "Times" pubblica la testimonianza di Patrick Brogan sulla distruzione, da parte dell’esercito israeliano, di 60 – 70 case del villaggio di Halhul, dopo che un palestinese, per sottrarsi all’arresto, aveva ucciso un ufficiale. La rappresaglia ha avuto luogo il 25 ottobre e le case sono state fatte saltare con l’esplosivo senza dare tempo agli abitanti di portare via le proprie cose.

5 novembre 1969

A Beirut (Libano), il governo autorizza i palestinesi ad armarsi.

23 novembre 1969

A Londra, il "Sunday Times" pubblica un articolo di David Leitch, intitolato "Eye-witness in Gaza", nel quale sono riportate varie testimonianze sulla feroce repressione attuata a Gaza contro i palestinesi, e sulle torture inflitte agli arrestati dai militari israeliani.

25 dicembre 1969

Lungo il canale di Suez, con incursioni aeree durate 8 ore, l’aviazione israeliana distrugge le postazioni di missili Sam-2 sovietici e di artiglieria contraerea che gli egiziani avevano impiantato a difesa del canale.

22 gennaio 1970

Il presidente egiziano Nasser si reca segretamente a Mosca per richiedere a Breznev nuovi e più sofisticati armamenti, in particolare i missili Sam-3, e nuovi aerei. Leonid Breznev acconsente, dinanzi alla minaccia di Nasser di rassegnare le dimissioni, ma a patto che tutto resti segreto, tanto che i consiglieri militari sovietici avrebbero indossato uniformi egiziane, così come egiziani sarebbero stati i contrassegni sugli aerei da combattimento.

gennaio 1970

In Egitto, sono presenti tra 2.500 e 4.000 cittadini sovietici, in maggioranza consiglieri militari.

6 febbraio 1970

Un commando egiziano distrugge 2 navi ancorate nel porto di Eliat. Per rappresaglia, gli israeliani bombarderanno i porti egiziani di Hurghada e Safaga nel golfo di Suez. Il 12, l’aviazione israeliana bombarda la zona industriale di Abou-Zaabal.

2 aprile 1970

In Siria, reparti dell’esercito israeliano penetrati oltre la frontiera impegnano in combattimento l’esercito siriano provocando un elevato numero di morti.

8 aprile 1970

A Salahiya, l’aviazione israeliana bombarda una scuola, uccidendo 47 scolari e ferendone 30. Si giustificherà affermando che era vicina ad una installazione militare.

12 maggio 1970

In Libano, inizia un’offensiva militare israeliana.

22 maggio 1970

In Libano, in prossimità della frontiera, un attentato contro uno scuolabus israeliano provoca la morte di 12 persone, delle quali 8 bambini. Per rappresaglia, gli israeliani aprono il fuoco su 4 villaggi. Il governo libanese protesta al Consiglio di sicurezza dell’Onu per i bombardamenti israeliani, che hanno provocato la morte di 20 civili e un numero imprecisato di feriti. Il governo Usa invoca invece la condanna internazionale per l’attentato all’autobus israeliano.

7-12 giugno 1970

In Giordania, hanno inizio violenti combattimenti fra la Legione araba di re Hussein e i fedayn palestinesi, che si protraggono fino al 12 giugno con un bilancio di oltre 500 morti. L’intervento degli Stati arabi pone fine allo scontro. Israele ha minacciato l’intervento diretto in Giordania a fianco di re Hussein.

giugno 1970

Nella zona del canale di Suez, si verificano scontri fra le artiglierie egiziana ed israeliana. Forze corazzate israeliane penetrano anche in Siria dalle alture del Golan.

7 agosto 1970

Egitto ed Israele, con la mediazione degli Stati uniti, raggiungono un accordo per il cessate il fuoco sul canale di Suez.

6 settembre 1970

A Zarka (Giordania), guerriglieri del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) fanno atterrare 3 aerei sequestrati e dirottati con un numero di passeggeri di circa 400 persone. Un quarto aereo, un Boeing 747 della Panamerican, pure sequestrato, è fatto esplodere all’aeroporto del Cairo dopo che i passeggeri sono stati evacuati. Il Fplp chiede la liberazione di 3 fedayin detenuti nella Germania federale, di altri 3 ristretti in Svizzera, di Leila Khlaed in Gran Bretagna, e di altri prigionieri in Israele. I governi britannico, svizzero e tedesco accettano lo scambio, rifiutato invece da quello israeliano.

16 settembre 1970

Il Fplp, espulso dal Comitato centrale palestinese che ha condannato l’azione di Zarka, vi è riammesso per intervento di Yasser Arafat che, in cambio, pretende ed ottiene il riconoscimento di unico coordinatore dei movimenti di liberazione palestinesi. Gli ostaggi sono liberati in diverse riprese in cambio dei prigionieri rilasciati dai governi inglese, tedesco e svizzero.

17 settembre 1970

L’esercito giordano guidato dal generale Mashour Hadisca avvia l’offensiva generale contro i palestinesi, che si concluderà una settimana più tardi con un bilancio di 900 militanti dell’Olp uccisi insieme a 3.500 civili. Sarà ricordata come il ‘settembre nero’. Sono intervenuti reparti corazzati siriani per sostenere le forze palestinesi contro l’esercito di re Hussein ma il 23 settembre, su ordine di Mosca, rientrano nel loro territorio, abbandonando i palestinesi.

25 settembre 1970

Al Cairo, Hussein di Giordania e Yasser Arafat firmano il cessate il fuoco che pone fine ai combattimenti fra le truppe giordane e i palestinesi. I reparti giordani liberano 15 ostaggi in mano ai guerriglieri del Fplp a Zarka. Due giorni più tardi, si svolge una cerimonia pubblica di riappacificazione nella quale re Hussein riconosce le legittime istanze dei palestinesi, e questi ultimi s’impegnano a rispettare la sovranità nazionale giordana.

28 settembre 1970

Al Cairo, muore il presidente egiziano Nasser.

settembre 1970

In Egitto, sono presenti da 12mila a 14mila sovietici, dei quali almeno 10mila consiglieri militari e 150 piloti.

26 ottobre 1970

A New York, il Comitato speciale delle Nazioni unite, nel rapporto finale sulle indagini svolte dalla Croce rossa internazionale sulle condizioni dei detenuti in numerosi paesi del mondo, lamenta gli ostacoli frapposti per impedire che l’indagine avesse luogo, e conclude: "Questo è particolarmente vero per quanto concerne le dichiarazioni di maltrattamenti dei prigionieri detenuti in Israele e nei Territori occupati".

9 dicembre 1970

A Washington, il segretario di Stato William Rogers rende noto un piano per il ristabilimento della pace in Medio Oriente, che prevede il ritiro israeliano dai territori occupati nella guerra dei sei giorni ed invita l’Egitto a sottoscrivere "un impegno specifico e vincolante per la pace". Israele boccia il piano Rogers definendolo "un tentativo di calmare le acque a spese di Israele". Il piano è respinto anche dall’Egitto.

2 gennaio 1971

A Gaza, un quindicenne arabo lancia una granata nel centro città che uccide 2 bambini israeliani e ferisce i loro genitori. Il governo israeliano affida ad Ariel Sharon, responsabile del comando meridionale, prendendo a pretesto il gesto del ragazzo, l’incarico di "fare pulizia", cosa che avviene nel giro di un anno con centinaia di morti, fra militanti e civili palestinesi.

9 gennaio 1971

In Giordania, le forze reali di Hussein estendono l’attacco alle postazioni palestinesi nel nord del paese ed in specie a Salt, Jerash, Ruscifah e nei campi profughi presso la capitale. L’attacco ha il sostegno diretto di aerei israeliani. Arafat ha lanciato un appello ai capi arabi e si è offerto come mediatore il tunisino Ladgham.

15 marzo 1971

A Ginevra, la Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite approva una risoluzione nella quale si dichiara "profondamente inquieta nel constatare che le violazioni da parte di Israele dei diritti dell’uomo nei territori occupati proseguono con la stessa gravità, in totale disprezzo degli appelli e delle risoluzioni adottate dall’Organizzazione delle Nazioni unite, le istituzioni specializzate, la Conferenza internazionale dei diritti dell’uomo che si è tenuta a Teheran nel 1968 e la Conferenza internazionale della Croce rossa che si è tenuta a Istanbul nel settembre del 1969; allarmata dal fatto che Israele continua a praticare delle operazioni di popolamento nei territori occupati, ivi compresa la città occupata di Gerusalemme, rifiutandosi del tutto di autorizzare il ritorno ai loro focolari dei rifugiati e delle persone trasferite, diritto il cui non riconoscimento da parte di Israele costituisce un affronto verso l’umanità e una grave violazione del diritto internazionale, condanna le persistenti violazioni da parte di Israele dei diritti dell’uomo nei territori occupati, ivi compresa la politica mirante a modificare lo statuto di questi territori, condanna espressamente i metodi politici e le pratiche qui sotto (elencate) e attuate da Israele…"Segue una lunga lista di abusi, soprusi, torture, maltrattamenti, espulsioni forzate.

13 luglio 1971

Ad Amman (Giordania), re Hussein ordina all’esercito di liquidare definitivamente la presenza dei guerriglieri palestinesi in Giordania. Dopo 6 giorni di combattimenti, i palestinesi sono obbligati a ritirarsi in Siria, mentre oltre 2.000 sono fatti prigionieri dai giordani.

1 agosto 1971

A Londra, l’ "Observer" pubblica un articolo di St. Jorre sulla repressione israeliana nella striscia di Gaza, finalizzata alla ‘pulizia etnica’ dell’area, cioè della cacciata, mediante il terrore, di quanti più palestinesi è possibile.

28 novembre 1971

Al Cairo (Egitto), un commando palestinese uccide il primo ministro giordano Wasfi Tal.

1 marzo 1972

Forze israeliane attaccano la Siria mediante l’aviazione e l’artiglieria.

22 marzo 1972

A Ginevra, la Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite "deplorando che Israele persista nel disprezzo e nella inosservanza di tutte le risoluzioni dell’Organizzazione delle Nazioni unite sulla protezione dei diritti dell’uomo nei territori occupati e sull’osservazione della loro composizione demografica e del loro carattere geografico. Prendendo nota del fatto che secondo l’articolo 147 della Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, l’espulsione o il trasferimento illecito di persone, la loro detenzione illegale, il non riconoscimento del loro diritto ad essere giudicati equanimemente secondo una giusta procedura e la dovuta forma e la presa degli ostaggi, così come la distruzione e l’appropriazione di numerosi beni costituiscono gravi violazioni della Convenzione. Notando che la carta della Corte militare internazionale di Norimberga, confermata dalle risoluzioni 3 del 13 febbraio 1946 e 95 dell’11 dicembre 1946 dell’Assemblea generale, considera come crimini di guerra le ‘violazioni gravi’ enumerate ulteriormente nella Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949. Ricordando la sua risoluzione 5/b adottata nella sua 26° sessione, secondo la quale le violazioni della Convenzione di Ginevra costituiscono crimini di guerra ed un affronto all’umanità…Considera che le gravi violazioni della quarta Convenzione di Ginevra commesse da Israele nei territori occupati costituiscono dei crimini di guerra ed un affronto all’umanità…".

9 maggio 1972

All’aeroporto di Lod in Israele, 3 palestinesi di ‘Settembre nero’ che avevano sequestrato un aereo della Sabena ed i passeggeri, allo scopo di ottenere la liberazione di 106 prigionieri politici, sono uccisi durante l’assalto ordinato dal ministro della Difesa israeliano Dayan; una quarta componente del commando è stata invece catturata.

30 maggio 1972

Una squadra di militanti giapponesi per conto dell’organizzazione palestinese ‘Settembre nero’ uccide 26 persone all’aeroporto di Tel Aviv .

5 settembre 1972

Un attacco dei guerriglieri palestinesi di ‘Settembre nero’ provoca, a Monaco di Baviera, nel quartiere che ospita gli atleti israeliani, 19 morti. Il primo ministro israeliano Golda Meir impartisce al Mossad l’ordine di "annientare" i palestinesi responsabili dell’operazione. Mentre era in corso una trattativa col commando, che aveva sequestrato un elicottero con ostaggi israeliani, è intervenuta la polizia tedesca: 2 fedayn sono uccisi sul posto, un terzo mentre tenta la fuga e un quarto muore suicidandosi con una granata; gli ostaggi sono periti, secondo la versione ufficiale, nell’esplosione dell’elicottero sequestrato; da parte tedesca, sono morti il pilota e un poliziotto.

8 settembre 1972

Israele bombarda 6 località siriane e 3 libanesi. Il ministro Abba Eban ha recentemente dichiarato: "La questione della pace passa ormai in secondo piano, l’obiettivo principale per Israele è adesso la lotta contro il terrorismo".

12 settembre 1972

A Roma, è ucciso dal Mossad il palestinese Abdul Wael Zwaiter, rappresentante di Al Fatah in Italia.

21 novembre 1972

Israele colpisce 3 basi di fedayn e una postazione militare siriana. Il ministro israeliano Abba Eban, intervenendo al Knesset in argomento, ha parlato di "cura preventiva".

27 dicembre 1972

A Bangkok, nella notte, un commando palestinese di ‘Settembre nero’ si barrica nell’Ambasciata israeliana con 5 ostaggi e lancia un ultimatum chiedendo il rilascio di 36 prigionieri politici detenuti in Israele.

18 febbraio 1973

L’agenzia "Wafa" diffonde la notizia che centinaia di militanti della resistenza palestinese, arrestati in Giordania, sono stati torturati dalla polizia segreta.

15 marzo 1973

A Ginevra, la Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite si dichiara "profondamente turbata perché Israele continua a violare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali nei territori arabi occupati, particolarmente con la distruzione di case, l’espropriazione dei beni arabi, il cattivo trattamento inflitto ai prigionieri, il saccheggio del patrimonio archeologico e culturale e lo sfruttamento delle risorse naturali…condanna i gravi attentati alla quarta Convenzione di Ginevra che Israele continua a fare nei territori arabi occupati e che la Commissione dei diritti dell’uomo considera crimini di guerra e oltraggio all’umanità…"

10 aprile 1973

In Libano, come rappresaglia per l’attacco dei palestinesi all’aereo El Al e all’Ambasciata israeliana a Cipro, si svolge un’incursione delle truppe israeliane con obiettivo il campo profughi di Sabra e le abitazioni di alcuni dirigenti palestinesi. Il bilancio è di 30 morti, fra i quali i dirigenti della resistenza Abu Yussef, Khaled Aduan e Kamal Nasser.

28 giugno 1973

A Parigi, il Mossad (servizio segreto israeliano) uccide, con una bomba collocata all’interno della sua auto, l’algerino Muhammad Boudia, ritenuto un dirigente dell’organizzazione palestinese ‘Settembre nero’.

21 luglio 1973

A Lillehammer (Norvegia), un commando del Mossad, incaricato dell’operazione ‘Vendetta’ (l’annientamento dei palestinesi responsabili della strage degli atleti israeliani a Monaco di Baviera), uccide per errore il cameriere marocchino Ahmed Bouchiki, scambiato per il palestinese Alì Hassam Salameh, ritenuto il capo del gruppo che aveva operato a Monaco. Diversi componenti del commando israeliano sono arrestati dalla polizia norvegese, ma poi sulla vicenda calerà una cortina impenetrabile di silenzio.

10 agosto 1973

Aerei militari israeliani dirottano un ‘Caravelle’ delle linee aeree irachene con 74 persone a bordo, nel sospetto che fra i passeggeri vi sia l’esponente palestinese George Habbash.

6 ottobre 1973

Le forze armate egiziane e siriane attaccano le linee israeliane sul canale di Suez e le alture del Golan. A Washington, il 29 settembre, è giunto il piano di battaglia siriano contro Israele, fatto pervenire da una non specificata fonte informativa araba. Il segretario di Stato Henry Kissinger assicura Israele sul sostegno americano nel rimpiazzare totalmente le perdite di materiale militare.

10 ottobre 1973

Da Mosca, inizia un gigantesco ponte aereo per rifornire di materiale bellico Egitto e Siria. Contemporaneamente a Washington, Henry Kissinger consiglia all’ambasciatore israeliano Simcha Dinitz di attaccare la Siria: "L’Idf (esercito israeliano, ndr) deve attaccare con tutte le sue forze, come se avesse a disposizione altri 40 aerei, e senza risparmiare munizioni né velivoli perché gli Stati uniti provvederanno a tutto".

16 ottobre 1973

Arabia saudita ed Emirati arabi, su sollecitazione del presidente egiziano Sadat, annunciano un aumento generale del 70% dei prezzi dei prodotti petroliferi e la riduzione progressiva della produzione di petrolio del 5%, fino a quando Israele non deciderà di ritirarsi dai territori occupati.

22 ottobre 1973

A seguito di un accordo fra Stati uniti ed Unione sovietica, è proclamato il cessate il fuoco che, però, non sarà rispettato. Truppe israeliane proseguono nella loro avanzata e giungono a 70 km. dal Cairo. L’Unione sovietica allerta 7 divisioni aviotrasportate, stanziate in Europa, e minaccia di inviarle unilateralmente in Medio Oriente.

25-27 ottobre 1973

Gli Stati uniti mettono in stato di allarme le forze nucleari strategiche e, contestualmente, intimano ad Israele di fermare le proprie truppe e ritornare sulle posizioni conquistate fino al 22 ottobre. Due giorni dopo, osservatori delle Nazioni unite si schierano lungo la linea che divide gli eserciti arabi ed israeliano per vigilare sul rispetto della tregua.

2 novembre 1973

A Washington, Henry Kissinger dichiara agli ambasciatori dei paesi aderenti alla Nato: "Gli Stati uniti con l’invio di rifornimenti militari /a Israele Ndr/ hanno suonato un avvertimento ad arabi e sovietici nel senso che questi ultimi hanno dovuto convincersi di non poter realizzare impunemente una loro preminenza in Medio Oriente".

6 novembre 1973

A Bruxelles, i paesi della Comunità europea fanno una dichiarazione comune nella quale riconoscono i legittimi diritti dei palestinesi.

11 novembre 1973

Egitto ed Israele firmano l’accordo sul cessate il fuoco, la reciproca restituzione dei prigionieri e sul "disimpegno delle forze".

17 dicembre 1973

All’aeroporto di Fiumicino, un commando palestinese attacca un aereo di linea americano provocando la morte di 29 persone, fra le quali l’agente della Guardia di finanza Antonio Zara, e il capo squadra dell’Alitalia Domenico Ippolito, inizialmente sequestrato dai dirottatori e infine ucciso. Come responsabile sarà indicato Abdul Ahmed Ghafeur. Dopo uno scalo ad Atene, i dirottatori sono atterrati in Kuwait, dove vengono arrestati. L’agenzia palestinese "Wafa", confermata da "France Press", nega ogni loro rapporto con la resistenza. L’Olp e il governo italiano chiedono entrambi la estradizione degli arrestati.

20 dicembre 1973

Paolo Emilio Taviani, in relazione alla strage di Fiumicino, annota: "Circa gli autori del crimine non ci sono dubbi: sono stati gli uomini di ‘Settembre nero’, nemico feroce di Arafat. Poco tempo fa la magistratura italiana ha posto in libertà provvisoria due palestinesi di Arafat sospettati di un attentato. Settembre nero ha compiuto la strage per impedire che si stabiliscano buoni rapporti fra l’Italia e Arafat".

18 gennaio 1974

E’ firmato l’accordo egiziano – siriano sul "disimpegno delle forze".

3 marzo 1974

L’esercito israeliano completa il ritiro dalla sponda occidentale del canale di Suez.

15 maggio 1974

A Beirut, truppe speciali israeliane al comando del generale Dayan stroncano con un massacro l’operazione di un commando palestinese che aveva catturato 85 bambini come ostaggio per chiedere il rilascio di 20 prigionieri politici detenuti a Tel Aviv.

1 giugno 1974

Al Cairo, si svolge il Consiglio nazionale palestinese al quale prendono parte 187 delegati, che stila il cosiddetto "Programma di transizione" che prevede la creazione di una "autorità popolare sui territori occupati" e afferma che "l’Olp lotta con tutti i mezzi, in primo luogo con la lotta armata, per liberare la terra palestinese e costruire un potere nazionale indipendente e combattente del popolo su ogni parte della terra palestinese liberata".

4 settembre 1974

A Ginevra, è firmato l’accordo definitivo che pone fine alla contesa militare fra Egitto, Siria ed Israele.

7 ottobre 1974

Il segretario di stato Henry Kissinger, in procinto di effettuare un viaggio in Medio Oriente, dopo aver dichiarato che non partirà "con idee preconcette", annuncia che non si incontrerà con Arafat e nessun altro dirigente palestinese.

28 ottobre 1974

A Rabat, il 7° vertice della Lega araba riconosce all’Olp la rappresentanza esclusiva del popolo palestinese.

13 novembre 1974

A New York, Arafat parla all’Assemblea generale dell’Onu quale unico rappresentante del popolo palestinese.

22 novembre 1974

A New York, l’Assemblea generale dell’Onu approva le risoluzioni 3236 e 3237 che riconoscono all’autorità palestinese il potere "in ogni parte" liberata del suolo palestinese.

5 novembre 1975

A Bruxelles, il Consiglio dei ministri della Cee afferma il diritto del popolo palestinese alla "espressione della propria identità nazionale".

novembre 1975

A New York, l’Assemblea generale dell’Onu approva con 72 voti favorevoli 35 contrari e 32 astenuti, una risoluzione con la quale il sionismo è bollato come "una forma di razzismo e di discriminazione razziale". L’ambasciatore israeliano Chaim Herzog accusa l’Onu di essere divenuto "il centro mondiale dell’antisemitismo".

4 gennaio 1976

In Libano, i falangisti cristiani assediano i campi profughi palestinesi di Tall al Zaatar e di Jisr al Basha, e distruggono quello di D’Bai massacrandone gli abitanti, in maggioranza palestinesi di fede cristiana. L’eccidio provoca l’indignazione di Paolo VI che afferma: "La Chiesa non accetta che cristiani vengano uccisi sotto la Croce di Cristo".

11 marzo 1976

A Washington, Carl Dickett, nel corso di un seminario della Cia, rivela che Israele ha da 10 a 20 bombe nucleari "pronte all’uso". Sarà costretto a dimettersi.

12 marzo 1976

Ad Haifa, s’incontrano Joseph Abul Khalil, capo delle operazioni della Falange cristiano- maronita inviato da Pierre Gemayel, e il primo ministro israeliano Yizchaq Rabin accompagnato dal ministro degli Esteri Yigal Allon. I tre concordano l’aiuto militare alla Falange libanese, bisognosa di armi e munizioni.

31 maggio 1976

In Libano, fanno il loro ingresso l2 mila uomini dell’esercito siriano, che occupano i punti chiave in appoggio ai falangisti cristiani.

22 giugno 1976

A Beirut (Libano), i falangisti cristiani iniziano un secondo assedio al campo profughi palestinese di Tall al Zaatar, che durerà 52 giorni, senza che le truppe siriane intervengano. Nel campo, situato nella zona industriale più densa del paese, erano insediati consigli popolari, un coordinamento militare e servizi sociali e sanitari. Il bilancio finale dell’ultimo assedio regista la cifra di 3 mila caduti, in massima parte civili, uomini, donne e bambini.

6 settembre 1976

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) è ammessa, all’interno della Lega araba, al diritto di voto.

dicembre 1976

A Damasco (Siria), a conclusione dei lavori del Consiglio centrale dell’Olp, è emesso un comunicato nel quale si afferma che l’obiettivo è quello della "liquidazione della presenza israeliana nei Territori occupati e del riconoscimento dei diritti nazionali del nostro popolo, principalmente il suo diritto al ritorno, all’autodeterminazione e all’instaurazione di uno Stato indipendente sul proprio suolo nazionale".

17 maggio 1977

A Tel Aviv, le elezioni politiche sono vinte dal Likud e diviene premier Menachem Begin.

29 giugno 1977

A Londra, il Consiglio europeo approva un documento nel quale chiede che i diritti nazionali dei palestinesi siano riconosciuti, e che essi siano associati ai negoziati in corso sul Medio oriente.

4 settembre 1977

E’ reso noto il ‘piano Sharon’ che prevede l’insediamento di milioni di ebrei "in brevissimo termine" in nuove colonie, all’interno dei territori occupati dopo la guerra del 1967; e in genere, il raddoppio della popolazione israeliana da 3 milioni e mezzo a "6 o 8 milioni di persone".

1 ottobre 1977

E’ emesso un comunicato congiunto russo - americano sulla "necessità del ritiro delle forze armate israeliane da territori occupati nel conflitto del 1967; necessità di risolvere la questione palestinese, nel pieno rispetto dei diritti legittimi del popolo palestinese…"

19 novembre 1977

A Tel Aviv, giunge in visita ufficiale il presidente egiziano Sadat.

4 gennaio 1978

A Londra, i servizi segreti israeliani uccidono Said Hamami, il primo rappresentante della Olp che ha incontrato pacifisti ebrei.

4 gennaio 1978

Ad Assuan, al termine di un incontro con il presidente egiziano Sadat, il presidente americano Jimmy Carter rilascia una dichiarazione nella quale afferma: "In primo luogo, la pace deve basarsi su normali relazioni fra le parti…In secondo luogo, è necessario un ritiro israeliano dai territori occupati nel 1967, e un accordo su confini sicuri e riconosciuti…In terzo luogo, deve essere trovata una soluzione a tutti gli aspetti della questione palestinese. La soluzione deve riconoscere i diritti legittimi del popolo palestinese, e permettere ai palestinesi di partecipare alla costruzione del loro futuro".

1-7 marzo 1978

Truppe israeliane invadono con 28.000 uomini il territorio libanese, portandosi a pochi chilometri da Beirut ed occupano le postazioni palestinesi di Maroun al Raas, Khiam, Bint Jabeile, Ein Nakura facendo centinaia di morti e deportati. In Libano, vi sono attualmente dai 350 ai 400mila palestinesi, situati in 15 campi profughi.

7 marzo 1978

A Tel Aviv, un gruppo di 348 ufficiali e soldati della riserva, fra i quali ufficiali superiori e decorati al valor militare, invia al primo ministro Menachem Begin una lettera per invitarlo ad una politica di moderazione, finalizzata al raggiungimento della pace: "Ci sembra nostro dovere invitarLa a non compiere passi che potrebbero essere, per il nostro popolo ed il nostro paese, causa di rammarico per generazioni…Un governo che anteponesse la esistenza dello Stato di Israele entro i confini del Grande Israele a un’esistenza pacifica e a relazioni amichevoli con i nostri vicini susciterebbe in noi seri dubbi…sulla giustezza della nostra causa".

1 aprile 1978

A Tel Aviv, 40mila persone prendono parte alla manifestazione organizzata dal gruppo ‘Peace now’.

3 agosto 1978

A Parigi, i servizi segreti israeliani uccidono Izz al-Din Kalak, esponente moderato dell’Olp.

26 agosto 1978

A Ginevra, alla Conferenza dell’Onu sulla discriminazione razziale, 9 rappresentanti di paesi Cee fra cui quello italiano, si ritirano dalla seduta manifestando opposizione al testo conclusivo, presentato dai rappresentanti africani, in cui è assimilato il sionismo al razzismo e si denunciano le persecuzioni contro i palestinesi nei territori occupati da Israele.

2 settembre 1978

A Tel Aviv, alla vigilia della partenza di Menachem Begin, il movimento ‘Peace now’ organizza una manifestazione alla quale prendono parte almeno 100mila persone.

17 settembre 1978

A Washington, il presidente americano Carter, quello egiziano Sadat ed israeliano Begin firmano l’accordo che sancisce la pace fra Israele ed Egitto.

27 settembre 1978

A Tel Aviv, la Knesset approva gli accordi con l’Egitto con 84 voti a favore, 19 contrari e 17 astenuti.

21 ottobre 1978

Sono sospese le trattative di Washington fra Egitto e Israele, che non vuole cedere sui territori occupati. Di fatto, è il fallimento di Camp David.

18 dicembre 1978

A New York, l’Onu approva la risoluzione n.33/113 C che condanna la sistematica violazione dei diritti umani contro il popolo palestinese, perpetrata dal governo israeliano, con 97 voti a favore e 3 contrari (Usa, Israele e Guatemala).

22 gennaio 1979

A Beirut, agenti del Mossad uccidono con un’autobomba Alì Hassam Salameh, ritenuto il capo del commando palestinese che aveva diretto l’operazione contro gli atleti israeliani a Monaco di Baviera nel 1972. Con lui, muoiono anche le sue guardie del corpo.

3 marzo 1979

E’ siglato il trattato di pace fra Egitto ed Israele. La cerimonia solenne si svolgerà a Washington, alla presenza di Carter, che assiste alla firma del trattato da parte di Sadat e Begin.

marzo 1979

A Washington, il presidente Carter concede ad Israele, unica nazione al mondo, l’accesso alle informazioni fornite dal satellite spia KH-11.

5 aprile 1979

A Seyne-sur-mer (Francia), gli agenti del servizio segreto israeliano fanno esplodere il nucleo di un reattore nucleare che, tre giorni più tardi, sarebbe stato trasferito in Iraq.

29 aprile 1979

In Israele, viene approvata la pena di morte contro i ‘terroristi’, cioè gli arabi che si battono per ottenere il diritto di vivere nella loro terra.

6-7 maggio 1979

In Libano, bombardamenti israeliani diretti alle basi palestinesi provocano decine di morti fra i civili.

22 settembre 1979

Il satellite americano Vela, adibito al rilevamento delle esplosioni nucleari, registra un’esplosione nucleare nell’Oceano Indiano meridionale. Sarà successivamente confermato che si e trattato effettivamente dell’esplosione di una bomba atomica israelo- sudafricana.

27 ottobre 1979

A Stoccolma, il primo ministro israeliano Begin e il presidente egiziano Sadat sono insigniti del premio Nobel per la pace.

23 novembre 1979

A New York, l’Onu approva una risoluzione con la quale si riconosce il diritto al ritorno in Israele dei cittadini arabi espulsi, con 121 voti a favore e 3 contrari, Stati uniti, Israele e Australia.

14 dicembre 1979

A New York, l’Onu approva un’altra serie di risoluzioni a favore del popolo palestinese e del riconoscimento dei suoi diritti, con i soli voti contrari di Stati uniti ed Israele.

2 giugno 1980

In Cisgiordania, gli israeliani danno vita ad attentati terroristici nei quali restano feriti fra gli altri i sindaci arabi di Ramallah e Nablus.

13 giugno 1980

A Venezia, il Consiglio europeo stila un documento nel quale chiede che i palestinesi siano associati al processo di pace in Medio Oriente, che suscita critiche da parte americana ed israeliana. Un durissimo comunicato di Begin, che parla di "Ss dell’Olp", respinge la iniziativa europea di distensione.

30 giugno 1980

Il governo israeliano proclama Gerusalemme capitale. Il 23 luglio, è emanata la "Legge su Gerusalemme", dichiarata capitale "eterna ed indivisibile" dello stato di Israele.

7 luglio 1980

A Safra, in Libano, falangisti filo- israeliani procedono al massacro di cristiani facenti capo a Chamoun, mentre si bagnavano in una piscina. Circa le continue incursioni israeliane contro palestinesi e libanesi, che utilizzano forze aeree e di terra, Richard Allen afferma: "E’ diritto di Israele perseguire tenacemente obiettivi militari dell’Olp e agire contro i palestinesi".

6-7 aprile 1981

In Libano, scontri provocati da falangisti cristiani contro siriani e palestinesi causano centinaia di morti e feriti.

11 aprile 1981

A Damasco, si svolge il Consiglio nazionale palestinese, aperto per la prima volta alle rappresentanze straniere.

17 luglio 1981

A Beirut, l’aviazione israeliana bombarda alcuni edifici dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, provocando più di 300 morti e 800 feriti, quasi tutti civili.

24 luglio 1981

Tregua in Libano fra israeliani e palestinesi. Bombardamenti e rappresaglie hanno causato 400 morti e oltre 1.000 feriti.

3 agosto 1981

A Washington, rappresentanti israeliani, egiziani ed americani firmano il documento che istituisce l’Mfo.

6 agosto 1981

A Riad, il principe saudita Fahd presenta un piano di pace per il Medio Oriente che riconosce il diritto alla sicurezza per lo stato di Israele, il ritiro delle sue truppe dalla zona araba di Gerusalemme e la costituzione di uno stato palestinese con Gerusalemme est come capitale.

17 settembre 1981

A Sidone (Libano), un attentato dinamitardo contro la sede della Olp causa 30 morti.

1 ottobre 1981

A Beirut, una autobomba piazzata nel quartiere palestinese provoca 50 morti e più di 200 feriti.

8 ottobre 1981

A Roma, è ucciso, mediante un attentato dinamitardo, Majed Abu Sharan, ministro per l’informazione dell’Olp, che risiedeva sotto falso nome all’hotel Flora.

14 dicembre 1981

Israele si annette le alture del Golan siriano.

20 dicembre 1981

A Tel Aviv, il ministro della Difesa Ariel Sharon espone ai suoi colleghi l’operazione ‘Pini maggiore’ che prevede l’invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano per una profondità di 40 chilometri.

18-25 marzo 1982

In una settimana di repressione nei territori palestinesi occupati, Israele ha deposto i sindaci di Nablus e Ramallah ed ucciso 6 palestinesi.

11 aprile 1982

A Gerusalemme, un terrorista israeliano spara all’impazzata sui mussulmani che pregano nella moschea di Al Aqsa, provocando una strage.

22 aprile 1982

A Beirut, il Consiglio palestinese decide il rispetto unilaterale del ‘cessate il fuoco’ violato dalle aggressioni israeliane, che in un solo giorno hanno causato 30 vittime ed un alto numero di feriti.

3 maggio 1982

In Palestina, soldati israeliani uccidono una studentessa palestinese davanti alla sua scuola e ne feriscono un’altra che morirà pochi giorni dopo. Undici sono le vittime palestinesi nelle ultime settimane di repressione.

4 giugno 1982

L’aviazione israeliana bombarda il Libano. Almeno 50 sono i morti nel bombardamento di Beirut, che ha colpito i quartieri popolari.

6 giugno 1982

Le forze armate israeliane, alle ore 11.00, varcano il confine con il Libano dando inizio all’operazione ‘Pace in Galilea’ (nuova denominazione dell’operazione ‘Pini maggiore’).

6 giugno 1982

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu vota la Risoluzione 509 che impone ad Israele il ritiro delle sue truppe sulle frontiere internazionali; ma è bloccata dal veto Usa. I Sette riuniti a Versailles, invece, si limitano a chiedere una tregua.

9 giugno 1982

L’aviazione israeliana distrugge le basi missilistiche siriane, mentre si completa l’accerchiamento di Beirut. Begin impone ai siriani l’abbandono della capitale e della protezione dei palestinesi che il presidente Assad accetterà affermando ‘questa non è la guerra della Siria’.

17 giugno 1982

A Roma, sono uccisi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, da agenti del servizio segreto israeliano, Yussef Kamal Hussein, vice responsabile della rappresentanza dell’Olp in Italia, con un ordigno piazzato nella sua macchina; e il giornalista palestinese Nazeyk Matar, a revolverate.

21 giugno 1982

Alla Casa Bianca, è presentata l’intesa israelo- americana per il Libano, che prevede il ritiro delle truppe israeliane e l’evacuazione dei palestinesi, mentre sui campi profughi continuano i bombardamenti israeliani.

23 giugno 1982

A Tel Aviv, il servizio segreto israeliano (Mossad) in un suo documento annota che in Libano "gli ultimi giorni i cristiani hanno fermato ai loro posti di blocco circa 500 mussulmani, che hanno poi liquidato". I funzionari israeliani calcolano che, nei precedenti 6 anni, i cristiano- maroniti del Libano hanno acquistato armi da Israele per un importo di 118,5 milioni di dollari.

giugno 1982

A Yad Vashem (Israele), il dottor Shlomo Schmalzman inizia uno sciopero della fame per protestare contro l’uso strumentale che il primo ministro Menachem Begin fa dell’Olocausto per giustificare l’aggressione militare al Libano. Schmalzman è un reduce dei lager germanici.

6 luglio 1982

Il presidente americano Reagan appronta l’invio di marines americani per sorvegliare l’evacuazione dei palestinesi dal Libano.

18 luglio 1982

Menachem Begin propone la federazione fra Israele e la Giordania "per risolvere il problema palestinese".

1 agosto 1982

Incurante delle risoluzioni Onu, che ha rinnovato l’ordine a Israele di ritirarsi dal Libano, Israele bombarda Beirut per 14 ore consecutive.

21-31 agosto 1982

In Libano, si svolge l’operazione di evacuazione di 14.398 palestinesi, sotto la protezione della forza multinazionale, composta da militari americani, francesi, italiani e libanesi.

2 settembre 1982

Israele respinge una proposta americana di mediazione nel conflitto mediorientale, basata su una parziale autonomia dei territori palestinesi.

11 settembre 1982

A Beirut, inizia il ripiegamento della forza multinazionale.

14 settembre 1982

Cesare Pogliano, presidente della sezione italiana di Amnesty International, in occasione della conferenza annuale dell’organizzazione in corso a Rimini, parla con preoccupazione della situazione dei prigionieri palestinesi, "migliaia di persone prese prigioniere o ‘internate’, fra cui anche civili non combattenti. Lo status di prigionieri di guerra è stato riconosciuto ai soli siriani. I palestinesi invece sono in ‘detenzione amministrativa’ in base ad una legge israeliana del 1945 che consente la detenzione ‘per motivi di sicurezza’ per 6 mesi, rinnovabili praticamente all’infinito".

14 settembre 1982

A Beirut, l’agente siriano Habib Tanious Shartouni fa esplodere una bomba collocata in un appartamento attiguo a quello del comando della Falange, uccidendo decine di persone fra le quali il cristiano- maronita Beshir Gemayel.

15 settembre 1982

A Beirut ovest, penetrano le forze armate israeliane. Ariel Sharon incontra per una riunione i comandanti falangisti Fadi Frem, Khobeika ed altri per coordinare l’operazione contro i campi profughi palestinesi, con l’ordine di eliminare i "terroristi": "Non ne deve restare uno solo", dice Sharon. Le modalità per la loro individuazione saranno poi discusse in una riunione ancora più ristretta.

16 settembre 1982

A Beirut, il comandante falangista Khobeika si reca al comando israeliano. Alle ore 18.00, favorito dal lancio di proiettili illuminanti sparati dagli israeliani, Khobeika entra con 150 uomini nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatilla. Alle 18.50, gli israeliani intercettano una comunicazione fra Khobeika e alcuni suoi subordinati, che chiedevano cosa dovevano fare di una cinquantina di donne e bambini. La risposta: "Non me lo chiedere più. Lo sai cosa devi farne".

16-17 settembre 1982

Per più di 30 ore, i falangisti al comando di Khobeika massacrano sistematicamente, suddivisi in piccole squadre, i palestinesi all’interno dei campi profughi di Sabra e Shatilla, uomini, donne e bambini. Secondo i servizi segreti israeliani, ne furono uccisi fra 700 e 800 ma la cifra esatta, certamente più elevata (fonti arabe parlano di 2.500) non sarà mai accertata.

25 settembre 1982

A Tel Aviv, una manifestazione di protesta per il massacro di Sabra e Shatilla vede sfilare alcune decine di migliaia di persone.

28 settembre 1982

A Tel Aviv, sull’onda dello scandalo sollevato dal massacro di Sabra e Shatilla, il primo ministro israeliano Menachem Begin nomina una commissione d’inchiesta che dovrà accertare le responsabilità israeliane. La compongono il presidente della Corte suprema, Ytzhak Kahan, il giudice Aharon Barak e il generale di divisione della riserva Yona Efrat.

7 ottobre 1982

Nella zona fra Beirut e Damasco, iniziano gli attacchi dei cristiano maroniti, alleati di Israele, contro i drusi, la cui maggioranza segue il leader Walid Joumblatt. "Jerusalem Post" afferma che il governo israeliano, per le fortissime spese causate dalla guerra al Libano, chiederà a Washington aiuti per 3 miliardi di dollari.

22 novembre 1982

Il quotidiano israeliano "Maariv" scrive di aver appreso da fonti militari della ‘sparizione’ di 1.200 palestinesi ad opera dell’esercito libanese. Sotto accusa sono implicitamente i contingenti franco- italo- americani che hanno sostituito Israele nel controllo di Beirut ovest.

26 novembre 1982

Il consiglio della Olp discute il piano Reagan per la Palestina, concludendo che esso "non soddisfa i diritti nazionali inalienabili del popolo palestinese".

6 gennaio 1983

Il quotidiano italiano "Il Manifesto" pubblica la testimonianza del capitano Artzi, testimone a difesa nel processo celebrato a Tel Aviv a carico di 7 soldati israeliani accusati di brutalità e sevizie nei confronti dei palestinesi. Fra l’altro egli dichiara: "Non c’è niente di strano. Ogni militare che è stato in Cisgiordania può raccontare la stessa cosa. Tutti gli ufficiali lo sanno e tacciono. La polizia militare aveva l’ordine di usare la maniera forte per reprimere le proteste e operare arresti in massa tra i residenti, come rappresaglia per le manifestazioni anti- israeliane. Ci avevano detto di prenderne 150- 200 alla volta, non importa se fossero dimostranti o no, e di portarli in caserma per interrogarli". L’imputato più elevato nel grado, il maggiore dei paracadutisti David Morfaz allora vice governatore di Hebron, dichiara a sua volta che gli ordini di praticare sevizie venivano dall’alto, dal ministro della Difesa in persona, Ariel Sharon. Costui, rispondendo agli ufficiali che gli chiedevano come comportarsi con i prigionieri, secondo il testimone, avrebbe detto testualmente: ‘tagliategli i coglioni’.

5 febbraio 1983

A Beirut (Libano), un attentato mediante autobomba contro l’Istituto di ricerca palestinese provoca 18 morti. A Sidone in questi stessi giorni i falangisti scacciano i palestinesi e sequestrano le loro case, uccidendo nell’operazione 14 persone. Gli sfollati sono destinati al lager israeliano di Ansar dove sono internati almeno 10.000 palestinesi fra i quali diversi scampati dalla strage di Sabra e Shatilla.

8 febbraio 1983

A Tel Aviv, la Commissione d’inchiesta presieduta da Ytzhak Kahan pubblica le conclusioni, approvate all’unanimità, sul massacro di Sabra e Shatilla. Attribuisce "un certo grado di responsabilità" al primo ministro Menachem Begin; critica il ministro degli Esteri Shamir per non aver dato valore alle notizie pervenutegli il 17 settembre; accusa il ministro della Difesa Ariel Sharon di non aver "assolto i suoi doveri" e ne chiede le dimissioni. Sharon rifiuterà di dimettersi e Begin lo manterrà al governo in un ministero senza portafoglio.

10 febbraio 1983

A Gerusalemme, scoppia la protesta contro il ministro Sharon, violentemente repressa; 1 morto e 9 feriti sono il bilancio della giornata.

10 aprile 1983

A Lisbona, agenti del servizio segreto israeliano uccidono Issam Sartawi, esponente dell’Olp, favorevole al dialogo con la sinistra israeliana.

8 maggio 1983

Si conclude la missione Schultz in Medio Oriente.

17 maggio 1983

E’ firmato l’accordo di pace fra Libano ed Israele, che prevede il ritiro delle truppe di occupazione. Mosca accusa Israele di preparare un attacco preventivo contro la Siria.

4 giugno 1983

In Libano, forze palestinesi filosiriane, ribelli alla direzione di Arafat, attaccano una base dell’Olp nella valle della Bekaa.

26 luglio 1983

In Cisgiordania, gli israeliani compiono una strage all’università di Hebron, causando 3 morti e 30 feriti.

2 settembre 1983

In Israele diviene premier, in luogo di Menachem Begin, Ytzak Shamir. Anch’egli come Begin proviene dalle fila del terrorismo (Irgun e poi Lhi detto ‘banda Stern’)

23 ottobre 1983

A Beirut (Libano), un attacco suicida contro il contingente americano provoca più di 300 morti fra i marines.

9 dicembre 1983

In Libano, mentre l’Olp prepara l’esodo, Israele blocca il porto di Tripoli. L’Onu assicura che proteggerà i palestinesi con le proprie bandiere.

30 dicembre 1983

A Hebron, terroristi israeliani del gruppo Tnt (Terror against terror) collegato ai coloni, attaccano 2 moschee usando granate dello stesso tipo in dotazione dell’esercito; nell’assalto resta gravemente ferito anche un muezzin.

4 gennaio 1984

In Libano, un raid israeliano provoca 100 morti e 300 feriti.

9 gennaio 1984

Il presidente algerino, Chadli Bendjed, intraprende un tentativo di mediazione fra le anime dell’Olp, Al Fatah, Fronte popolare di Habbash, Fronte democratico di liberazione di Hawatmeth.

15 gennaio 1984

A Casablanca, il vertice islamico condanna il piano Reagan per il Medio Oriente.

6 febbraio 1984

Le armate di Gemayel si sfasciano sotto l’attacco druso e sciita. Il governo, privo di consenso, è dimissionario e i soldati rifiutano di continuare a combattere, mentre Beirut ovest è controllata oramai dalla sinistra libanese, appoggiata dall’Olp.

7 febbraio 1984

In Libano, con una decisione unilaterale, gli Stati uniti iniziano il reimbarco del proprio contingente militare, seguiti dagli inglesi; restano così isolati francesi ed italiani. La flotta americana continua a cannoneggiare i drusi mettendo a repentaglio anche il contingente italiano.

16 febbraio 1984

In Libano, Gemayel, sopraffatto dall’offensiva drusa e sciita, abroga l’accordo con Israele.

21 febbraio 1984

Israele bombarda il Libano per rappresaglia contro la revoca dell’intesa separata, ed annuncia altresì che se il trattato negoziato non riacquisterà validità, la occupazione del Libano diverrà permanente. Intanto, è iniziato il reimbarco del contingente italiano.

9 marzo 1984

Yasser Arafat, intervenendo alla radio giordana, conferma che nel corso del 1982 iniziarono trattative con gli Usa circa un reciproco riconoscimento fra Israele e una Palestina indipendente, interrotte dall’atteggiamento americano che pretendeva un riconoscimento unilaterale da parte dei palestinesi; subito dopo –afferma- gli Usa diedero via libera a Sharon per l’operazione cosiddetta ‘Pace in Galilea’.

18 marzo 1984

Mentre è in corso la ‘conferenza di riconciliazione del Libano’ a Losanna, gli israeliani bombardano Beirut e i campi di Sabra e Shatilla, luogo dell’eccidio del settembre 1982. La conferenza di Losanna termina il 20 marzo con un sostanziale nulla di fatto.

marzo 1984

A Nablus due coloni ebrei, per rappresaglia contro una sassaiola, entrano in un negozio e sparano, ferendo diverse persone ed uccidendo una ragazzina di 11 anni. Per il rabbino capo, l’uomo accusato dell’omicidio "non può essere considerato un assassino".

2 aprile 1984

A Gerusalemme, dopo un attentato palestinese che ha causato diversi feriti e la morte dell’attentatore, Israele inizia una brutale rappresaglia e chiude l’università palestinese di Bir Zeit.

12-13 aprile 1984

Nei pressi di Gaza, un commando di 4 giovani palestinesi sequestra un autobus carico di passeggeri. L’intervento dei militari israeliani e degli agenti dello Shin Bet provoca la morte di un passeggero e di due palestinesi, mentre gli altri due sono catturati. Un comunicato ufficiale del governo israeliano, viceversa, annuncia che tutti e quattro i giovani palestinesi sono stati uccisi, due nel corso dello scontro a fuoco e due in seguito alle gravi ferite riportate. In realtà, come ampiamente provato dalle foto scattate da un reporter, i due ragazzi catturati, rispettivamente di 17 e 18 anni, erano stati fatti salire su un furgone e portati in una località isolata dove gli agenti dello Shin Bet, in esecuzione degli ordini ricevuti, li avevano uccisi a colpi di pietra e sbarre di ferro in testa. Per l’episodio, a seguito di un’inchiesta che il governo era stato obbligato a condurre dopo la testimonianza del reporter, 4 alti funzionari dello Shin Bet furono obbligati a dimettersi mentre i 7 agenti assassini, fra i quali Ehud Yatom, furono graziati dal presidente della repubblica, Herzog.

4 maggio 1984

Yasser Arafat, in un’intervista a "Nouvel Observateur" si pronuncia esplicitamente per il reciproco riconoscimento fra due stati, palestinese ed israeliano, e per negoziati diretti sotto l’egida dell’Onu. Israele replica immediatamente che "l’Olp non è un partner per noi" accusandola di "terrorismo".

15 maggio 1984

In Libano, gli israeliani evacuano il campo profughi di Ain Helve presso Sidone, incendiando case e una scuola, provocando feriti e uccidendo una donna e un bambino. L’Olp lancia un drammatico appello mettendo sotto accusa l’indifferenza occidentale verso i crimini israeliani, mentre i campi profughi si mobilitano.

28 maggio 1984

Un comunicato della resistenza libano- palestinese afferma che negli ultimi 20 giorni sono stati compiuti 35 attentati contro le truppe di occupazione israeliane.

19 giugno 1984

A Nabatyeh (Libano), per rappresaglia contro un attentato palestinese, i soldati israeliani uccidono un bambino di 7 anni, Hassan Ali Kheil.

28 giugno 1984

Israele attacca con la consueta brutalità il campo profughi di Nahr El Bared, per rappresaglia contro l’attentato palestinese nel quale è rimasto ucciso un soldato israeliano.

9 settembre 1984

In Libano, gli israeliani attaccano la base palestinese di Bahamdoun.

20 settembre 1984

A Beirut, un attentato rivendicato dalla Jihad islamica attuato mediante una autobomba contro l’ambasciata americana, provoca 23 morti e 70 feriti.

13 ottobre 1984

Nella valle del Bekaa, viene ucciso Abdel Wahab Daher, vice comandante delle forze mercenarie filo- israeliane.

29-30 ottobre 1984

In Libano, esplode la rivolta nel campo di Al Ansar, repressa brutalmente dagli israeliani che fanno uso delle armi da fuoco contro i prigionieri ed operano 180 arresti nello stesso campo e in quello di Ain Helwe, presso Sidone.

23 gennaio 1985
A New York, il Tribunale federale respinge la richiesta di risarcimento danni per 50 milioni $ avanzata da Ariel Sharon contro la rivista “Time” che aveva documentato il ruolo svolto dal ministro nella strage di Sabra e Shatilla nella quale sono stati massacrati 2.500 palestinesi. I giudici peraltro, pur assumendo la “buona fede” della testata, danno ragione a Sharon su diversi aspetti del merito, impedendo così la formazione di un precedente giurisprudenziale fruibile dalle famiglie dei martiri a carico del ministro israeliano.
1 febbraio 1985
A Tripoli del Libano, i falangisti alleati di Israele compiono una strage tra i fedeli della moschea sciita uccidendo sul colpo 10 persone e ferendone circa 80. Altri eccidi avverranno nei giorni successivi contro sedi mussulmane, particolarmente dei seguaci dello sceicco Said Shabban, alleato di Yasser Arafat, mentre la resistenza contrattacca facendo uso di autobombe.
14 marzo 1985
In un'intervista resa ad una rivista francese, il ministro israeliano Ariel Sharon afferma che “l'unico errore commesso dagli israeliani in Libano è stato non uccidere Yasser Arafat” ed aver permesso che sfuggisse all'assedio dei siriani.
20 maggio 1985
In Libano, i miliziani di Amal, fazione sciita filo- siriana, attaccano i campi profughi palestinesi fedeli a Yasser Arafat. La lotta fratricida provoca 35 morti e decine di feriti.
22 maggio 1985
In Libano cade, sotto l'attacco delle milizie filo- siriane, il campo di Shatilla. I morti si contano a centinaia. Yasser Arafat lancia un drammatico appello all'Onu perché fermi il massacro.
20 giugno 1985
A Tripoli del Libano, una bomba collocata davanti ad un negozio alimentare uccide 80 persone e ferisce altre 100. I palestinesi accusano della strage i servizi israeliani ed americani.
31 luglio 1985
La Knesset israeliana approva a schiacciante maggioranza la legge che interdice la presentazione alle elezioni per i partiti che appoggiano la resistenza palestinese all'occupazione (“terrorismo”).
4 settembre 1985
Il governo israeliano minaccia la Giordania ordinando a re Hussein di ritirare il piano di pace giordano- palestinese. Yizchaq Rabin afferma che Israele ha un “diritto di intervento” per colpire la resistenza araba in qualunque parte del Mediterraneo. La Casa Bianca dal canto suo definisce il raid “un atto di legittima difesa contro il terrorismo”.
1 ottobre 1985

A Hamman Beach presso Tunisi, come ritorsione per l’uccisione di 3 militari israeliani a Larnaka, il 25 settembre, l’aviazione israeliana compie un bombardamento contro il quartiere generale dell’Olp. Muoiono oltre 70 persone, ma Arafat ed il gruppo dirigente dell’Olp si salvano. Il ministro della Difesa israeliano, Yizchak Rabin, afferma in proposito che non deve esserci "in nessun luogo immunità per le basi ed i commandi dell’Olp" e che ogni paese che li ospita deve sapere di essere soggetto alle ritorsioni israeliane.

7 ottobre 1985

Quattro militanti palestinesi sequestrano, in Egitto, la motonave ‘Achille Lauro’ che trasporta 243 italiani, 16 americani ed altri passeggeri austriaci, svizzeri, tedeschi e portoghesi. A Tunisi, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina prende le distanze dai dirottatori.

27 dicembre 1985

A Fiumicino (Roma), 4 palestinesi aprono il fuoco all’aeroporto Leonardo Da Vinci sui passeggeri israeliani in attesa di imbarco uccidendo 10 persone e ferendone 70. Anche 3 componenti del commando sono uccisi dagli agenti della sicurezza israeliani, mentre il quarto è tratto in arresto. I dirigenti dell’Olp condannano l’azione che è stata rivendicata dal gruppo dissidente di Abu Nidal.

28 dicembre 1985

In Siria, è siglato il ‘patto di Damasco’ che dovrebbe portare alla pacificazione del Libano, fra il leader druso Walid Jumblatt, il capo dei cristiano maroniti Elie Khobeika e quello delle milizie sciite Amal Nahib Berri. Ma la tregua non durerà a lungo.

31 dicembre 1985
A Tunisi, Yasser Arafat in un suo intervento condanna “le operazioni terroristiche contro innocenti” attribuite ai “servizi arabi” mentre rivendica con forza la “legittima resistenza armata del popolo palestinese contro l'occupazione”.
29 gennaio 1986

Cacciabombardieri israeliani attaccano 3 basi di guerriglieri palestinesi filo- siriani presso Sidone. Scontri si sono accesi presso i campi di Sabra e Shatilla fra palestinesi e sciiti. Attentati insanguineranno il paese e specialmente Beirut nell’estate, per lo più attribuiti all’opposizione filo- siriana che ha chiesto le dimissioni di Gemayel; quest’ultima però li attribuisce agli esponenti cristiani filo- israeliani che hanno interesse a mettere sotto accusa la Siria.

14 febbraio 1986
Il presidente israeliano Haim Herzog concede la grazia a Yaakov e Boaz Heineman, componenti di una banda terroristica sionista dedita all'assassinio di cittadini arabi, con la motivazione di un loro presunto ‘pentimento'.
19 febbraio 1986
La Giordania denuncia i rapporti con l'Olp, a seguito del riavvicinamento agli Stati uniti ed Israele e con il tacito consenso di Mosca. Intanto le forze israeliane proseguono nell'occupazione del Libano, conquistando posizioni presso il fiume Litani ed effettuando rastrellamenti nel corso dei quali uccidono e feriscono civili.
21 febbraio 1986
A Ginevra, la Commissione per i diritti umani delle Nazioni unite esprime una forte condanna verso Israele per le ripetute “violazioni dei diritti dell'uomo nei territori arabi occupati”.
17 aprile 1986
Truppe israeliane attaccano una manifestazione palestinese di solidarietà verso i prigionieri politici che languono nelle carceri israeliane, uccidendo il giovane Nasser Faruk.
20 maggio 1986

Milizie sciite di Amal attaccano i campi profughi palestinesi di Sabra e Shatilla e di Bur el Barajneh, provocando più di 30 morti negli scontri che seguono. Gli sciiti tentano di impedire che l’Olp riacquisti in Libano i punti di forza che aveva prima dell’invasione israeliana del 1982. La ‘battaglia dei campi’ produce un inaspettato riavvicinamento tra l’Olp e il presidente libanese Gemayel che promette il rientro dei profughi, cacciati dopo l’invasione israeliana. Il comandante dell’Olp, Wazir, commenta: "Adesso sarà assai più difficile cacciarci dai campi libanesi".

27 maggio 1986
A Philadelphia (Usa) è assassinato un esponente palestinese, Ismail al Faruqi.
9 giugno 1986
Ad Atene, è assassinato dal Mossad Khaled Nazal, esponente palestinese.
31 luglio 1986
A Tel Aviv , Shimon Peres pronuncia un duro attacco ai parlamentari del suo partito che hanno chiesto di ridiscutere la questione di uno Stato palestinese ed i rapporti con l'Olp.
12 agosto 1986
Il governo israeliano ordina la chiusura di 2 giornali palestinesi, Al Mithaq e Al Ahd, colpevoli di denunciare i crimini israeliani nei Territori, con il consueto pretesto del “terrorismo”.
6 settembre 1986
Per vendicarsi di un eccidio compiuto nella Sinagoga di Istanbul (Turchia), Israele effettua un bombardamento stragista sui campi profughi di Sidone mentre gli abitanti, fra i quali donne e bambini, sono immersi nel sonno. Yasser Arafat esprime una dura condanna per l'eccidio alla sinagoga della città   turca e la convinzione di una collusione fra gruppi terroristici e servizi finalizzata a creare pretesti per nuove aggressioni, come puntualmente avvenuto.
30 settembre 1986
A Roma, agenti del Mossad sequestrano il tecnico nucleare Mordechai Vanunu, responsabile di aver diffuso notizie sull'impianto segretissimo in cui Israele costruisce i suoi ordigni nucleari.
21 ottobre 1986
Ad Atene, è assassinato Mondher Abu Ghalaza, dirigente dell'Olp. L'attentato è attribuito al Mossad.
1 dicembre 1986
Ancora morti e feriti nel campo profughi di Shatilla (Libano), circondato dagli sciiti di Amal. L'Olp lancia un drammatico appello e così l'Unrwa, l'organizzazione Onu per i profughi.
4 dicembre 1986
In Cisgiordania, forze israeliane aprono il fuoco contro gli studenti dell'università palestinese Bir Zeit, assassinandone 2 e ferendone oltre 20.
29 gennaio 1987
In Kuwait, si chiude il vertice dell'Oci che respinge gli accordi separati giordano- israeliani come “inadeguati per la soluzione del problema palestinese e mediorientale”.
7 marzo 1987
Croce rossa, Nazioni unite ed Amnesty international tornano a chiedere la chiusura del carcere israeliano di Khiam, detto dagli arabi ‘carcere degli orrori' per la certezza di sevizie sistematiche, dal quale sono state liberate, in seguito alle pressioni, soltanto 21 donne su 300 prigionieri politici.
20 aprile 1987

Da Algeri, Yasser Arafat annuncia la pacificazione fra le componenti del Consiglio nazionale palestinese; solo il gruppo di Abu Nidal resta fuori dal Consiglio e dal governo in esilio.

21 maggio 1987
Il Libano abroga gli accordi del Cairo (novembre 1969) che consentivano ai palestinesi di difendere in armi i campi profughi dagli attacchi israeliani.
5 giugno 1987
A Nablus, durante uno sciopero, gli israeliani assassinano un ragazzo palestinese 15enne, Azan Arandi, ed un bambino, Yasser Baara.
12 agosto 1987
A Tel Aviv, per superare l'ostacolo alla sua carriera politica rappresentato dal massacro di Sabra e Shatilla, Ariel Sharon coinvolge l'intero estabilishment israeliano affermando che erano noti a tutti i dettagli della operazione cosiddetta ‘Pace in Galilea', fa i nomi di Ezer Weizman, Yizchaq Rabin, Mordechai Gur, ed aggiunge di essere stato incitato “ad andare avanti”.
13 agosto 1987
La polizia israeliana carica con la solita brutalità una manifestazione per i diritti umani, cui partecipano anche pacifisti europei, in solidarietà con Hum el Fahem e Hassan Jebarin, arrestati per aver partecipato, nel luglio, al convegno italiano “Vivere il Mediterraneo”.
5 settembre 1987
In Libano, aerei da guerra israeliani bombardano il campo profughi di Ain Helwe. Il bilancio provvisorio della strage è di 40 vittime, fra cui 15 bambini, e decine di feriti.
7 settembre 1987

A Ginevra, Yasser Arafat reitera la proposta del riconoscimento dello stato israeliano sulla base delle risoluzioni nr.242 e 338 dell’Onu, in cambio del ritiro di Israele dai territori occupati e del riconoscimento dello stato palestinese. Il governo Shamir-Peres si schiera compatto sul rifiuto dell’offerta palestinese, definita "inaccettabile".

15 settembre 1987
A Washington, è annunciata la chiusura della sede di rappresentanza dell'Olp.
17 settembre 1987
A Hebron (Cisgiordania), blindati israeliani appoggiati da aerei da guerra attaccano una manifestazione palestinese che celebra, nella Giornata della Memoria, i martiri di Sabra e Shatilla, ed arrestano 12 giovani palestinesi.
10-11 ottobre 1987
Aerei israeliani attaccano una base palestinese al confine tra Libano e Siria, mietendo vittime. A Gaza, l'esercito spara contro gli studenti dell'università. Il giorno dopo, a Ramallah, uccide una donna e ferisce gravemente altri palestinesi.
15 ottobre 1987

A New York, l’assemblea generale dell’Onu approva la risoluzione n.42/5 sui diritti dei palestinesi, con 153 voti favorevoli e 2 soli contrari, Stati uniti ed Israele.

29-30 novembre 1987
Nei Territori, si manifesta in occasione del 40° anniversario della decisione Onu di sottrarre le terre ai palestinesi per assegnarle ad Israele. L'esercito israeliano spara sui giovani del campo profughi di Balata provocando diversi feriti.
2 dicembre 1987

A New York, l’assemblea generale dell’Onu approva la risoluzione con la quale si richiede ad Israele di abbandonare il progetto del trasferimento coatto dei profughi palestinesi dalla West Bank, con 145 voti a favore e 2 soli contrari, Stati uniti ed Israele.